Hikikomori, da 3 anni chiuso in camera col pc. La madre: “Nessuno ci aiuta”

Un ragazzo che ha deciso di isolarsi dal mondo e la lotta disperata di una mamma per farlo uscire dal tunnel

Il caso di Francesco (nome di fantasia che si richiama al suo idolo Totti) ha fatto riemergere il fenomeno hikikomori. Con questo termine di origine giapponese si indicano tutte quelle persone che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento. I motivi di tale isolamento sono di varia natura, dall’ambiente familiare alla pressione sociale. Ad essere colpiti sono soprattutto i ragazzi in età adolescenziale o subito dopo, intorno ai 20 anni. Questo fenomeno è nato in Giappone ma negli ultimi anni si è diffuso anche in Europa e negli Stati Uniti.

Anche Francesco, 16 anni, cresciuto nella provincia romana ha deciso di isolarsi dal resto del mondo. Vive recluso nella sua camera da due anni e ha come unica compagnia il pc. Prima di rintanarsi definitivamente aveva detto: “Non ho futuro, non sono adatto, non voglio essere giudicato”.

Per fortuna che lui ha Michela, una mamma che ha deciso di non mollare, anche se si sente solo e spesso non compresa in questa battaglia.

Mio figlio è sempre stato introverso, era sempre in disparte a scuola per sua indole. È il primo di tre fratelli e si sentiva responsabile. Poi la separazione da mio marito lo ha sconvolto, spingendolo nel suo mondo.

E così niente scuola per due anni, niente amici, niente contatti. Racconta Michela:

Riesco ad entrare nella sua camera per portare del cibo qualche volta – dice la donna – ma lui è schivo e attacca la litania Quando te ne vai? oppure Sei ancora qua?. Ma io non mi rassegno e ho sbattuto la testa ovunque anche se in Italia non ci sono molti centri attrezzati.

Lei come tutte le mamme che si trovano ad affrontare questa situazione ha bisogno di un appoggio. Non è facile superare il fenomeno hikikomori da soli:

Noi genitori di questi ragazzi avremmo bisogno di aiuto. Per questo quando ho scoperto in Rete Hikikomori Italia ho capito che era la via giusta.

Francesco si alza verso le 14.30-15.30, gioca a Fifa 2016, guarda la televisione. Quando è di buon umore, esce dalla sua camera per cena. O meglio prende qualcosa e si ritira di nuovo. A volte alle due di notte va in cucina per fare uno spuntino. Ma Francesco ha un vantaggio, è consapevole che la sua scelta di vita non è corretta. Sa di sbagliare e vuole capire perché.

Michela sa che nel caso di suo figlio non bastano “due schiaffoni” come altri genitori le hanno consigliato. Così ha cominciato una terapia che per prima cosa gli ha imposto una routine più corretta, come la sveglia alle 8.30.

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