I bambini di Aleppo oltre l’orrore: il cratere di una bomba diventa la loro piscina

Mentre la guerra in Siria prosegue, i bambini di Aleppo sono riusciti a trasformare il cratere di una bomba in una piscina in cui giocare

Ad Aleppo il cratere di una bomba si trasforma in una piscina. A mostrare la foto sui social gli attivisti di Aleppo Media Center, che hanno voluto riportare l’attenzione sulla situazione dei bambini in Siria. Nelle foto i piccoli intrappolati nella città assediata si divertono come possono e in strada ogni cosa può diventare un gioco, anche il cratere di una bomba.

La voragine, creata nel quartiere di Sheikh Saeed da un attacco missilistico delle forze governative di Bashar Al Assad, una volta riempita d’acqua si è trasformata in una piscina all’aperto in cui i bambini si tuffano, si schizzano e provano a nuotare.  In una delle città più colpite dalla guerra, mentre intorno tutto è distrutto, i bambini di Aleppo hanno trovato il modo di ritagliarsi un angolo di normalità, divertendosi in una pozza d’acqua creata dai missili che hanno ridotto tutto in macerie.

L’Aleppo Media Center, che dal 2011 racconta la guerra civile che ha coinvolto il paese,  ha commentato la foto diffusa sui social spiegando: “Qualunque cosa faccia Assad ad Aleppo, la vita non finirà. I suoi figli ridanno vita a ogni cosa distrutta”. L’immagine arriva ad un anno esatto dalla morte del piccolo Aylan, divenuto simbolo dell’orrore della guerra e delle condizioni disperate dei bambini siriani.

L’immagine del corpicino di quel bambino di tre anni, disteso a faccia in giù sulla spiaggia della città turca di Bodrum, con i pantaloncini blu e la maglietta rossa, aveva sconvolto il mondo. Il piccolo era annegato insieme alla mamma e al fratello, quando la barca su cui viaggiavano, nel tentativo di fuggire dalla Siria e dalla guerra, si era rovesciata. Ad un anno di distanza la situazione dei bambini in Siria non è cambiata. Sono 130mila i piccoli che ogni anno rischiano la vita, come ha ricordato anche Helle Thorning Schmidt, di Save The Children International: “Studiano nei seminterrati per ripararsi dai raid aerei, schivare il fuoco dei cecchini o attraversare pericolosi checkpoint” ha raccontato.

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