Addio voto in condotta: come cambia la scuola media

Un giudizio sintetico sostituirà il voto in condotta, ma per i bulli rimangono le punizioni severe

Approvata lo scorso aprile, la Riforma della Buona Scuola è ora stata resa operativa da Valeria Fedeli, Ministro dell’Istruzione. Al centro dell’attenzione, ci sono soprattutto le scuole medie. Presto, una circolare sarà inviata a tutte gli istituti del Paese, per spiegare i nuovi criteri di valutazione che gli insegnanti dovranno attuare per determinare la votazione finale degli studenti.

Con la riforma, cambiano le modalità di svolgimento dell’esame di terza media. Cambieranno le prove Invalsi – che saranno anticipate ad aprile e che, oltre all’italiano e alla matematica, comprenderanno anche un test per la valutazione della lingua inglese -, il cui svolgimento sarà necessario per l’ammissione all’esame finale (anche se i voti non saranno determinanti), e cambieranno le tematiche del colloquio orale, che saranno volte a valutare anche le competenze dell’alunno in tema di cittadinanza e Costituzione.

Per superare l’esame di terza media, lo studente dovrà ottenere un punteggio superiore a 6/10, e solo la Commissione all’unanimità potrà decidere chi premiare con la Lode. Insieme al diploma, gli alunni riceveranno anche un certificato nazionale delle competenze, a seguito di un esperimento di successo che ha già avuto per oggetto oltre 2700 scuole.

Ma, la Riforma, introduce anche un’altra novità. E questa volta lo studio non c’entra. Nel mirino dei riformatori c’è entrato anche il voto in condotta: a partire dal 2018, il comportamento dello studente non sarà più oggetto di una valutazione espressa in decimi, ma ci sarà invece un giudizio sintetico che offrirà un quadro più completo del comportamento dell’alunno, in riferimento alle sue relazioni con gli insegnanti e con i compagni. Re-introdotta dall’allora ministro Mariastella Gelmini, la valutazione in decimi della condotta prevedeva che un 5 – assegnato dal Consiglio di Istituto in caso di comportamenti gravi – determinasse la bocciatura dello studente. O la non ammissione all’esame di terza media.

Ora, il voto in condotta non ci sarà più. Tuttavia, può ancora non essere ammesso all’anno successivo lo studente che abbia comportamenti da bullo, e che si sia reso protagonista di reati gravi nei confronti dei professori, dei compagni o della scuola stessa. Se la volontà della Gelmini era quella di isolare e punire i comportamenti scorretti, la nuova Riforma vuole invece porre l’accento sulla drammatica questione del bullismo: gravi infrazioni del regolamento, tali da richiedere l’intervento del Consiglio di Istituto, saranno severamente punite.

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