Sono mamma e mi metto in proprio: il fenomeno è in crescita

Oggi non vogliamo parlare delle mamme famose, quelle che fanno le attrici, le cantanti, le giornaliste, le scrittrici o le veline e hanno figli da esibire come fossero trofei, quelle che si muovono pavoneggiando la pancia quando sono in attesa o esibendo la forma ritrovata. Quelle che si sentono divine perché hanno sfornato un bambino, esattamente come milioni di altre donne nel mondo. E magari l’hanno fatto anche 50 anni.
E non vogliamo parlare nemmeno di mamme principesse o imprenditrici, capitane d’industria figlie di industriali e neanche di mamme politiche, che a volte sono anche un po’ soubrette.

Tutte brave e apprezzabili – senza alcun dubbio – perché le mamme che lavorano e raggiungono il successo e hanno una famiglia e dei figli sono tutte da applaudire perché ce l’hanno fatta, e il sacrifio, l’impegno che hanno dovuto metterci è quadruplo rispetto all’universo maschile.

Vogliamo parlare delle persone normali, delle mamme impiegate o insegnanti, delle mamme commesse o avvocato, delle operaie e delle manager.
Per tutte, indistintamente una volta diventate madri comincia il delirio per far combaciare la proria vita in una folle corsa con tempi, minuti, metropolitane e scuole che chiudono con progress che iniziano o asili che aprono con convention che partono.

Spesso una guerra persa in partenza, dove alla fine i sensi di colpa per i piccoli collocati negli asili nido, affidati ai nonni o tate che parlano un altra lingua, prevale. E allora qualcuna ci prova, una mamma su tre – secondo recenti statistiche – decide di mettersi in proprio e diventare imprenditrice.

Le mamme imprenditrici stanno aumentando sempre di più sia in Italia che all’estero dando anche una mano alla ripresa economica. In Italia questo coraggio e questa creatività hanno dato vita a oltre diecimila imprese in rosa nell’ultimo anno, che significano anche posti di lavoro e maggior reddito in circolazione.

Molte mamme all’arrivo di un figlio preferiscono lasciare il lavoro anche perché al rientro le loro aspirazioni vengono calpestate e allora alcune si distaccano e creano una società che offrono servizi, c’è chi offre contenuti per l’editoria online oppure chi  un aiuto per le mamme che vogliono mettersi in proprio o cercano lavoro.

Ma non c’è limite alla fantasia di una donna che vuole ritornare padrona del suo tempo: c’è chi diventa blogger di grido parlando della sua esperienza di mamma o di figli e di cucina, c’è chi mette la sua giornata a disposizione di altre mamme e apre asili nido in casa, i così detti tagesmutter o chi offre servizi di catering. C’è chi crea una trasmissione radio… basta liberare la fantasia.

Sono mamma e mi metto in proprio: il fenomeno è in crescita