Sindrome del bambino scosso: rischi gravi. Lo dice la scienza

Le conseguenze dello scuotimento sono davvero pesanti causandogli danni permanenti. E nel 30% dei casi la morte

Non bisogna mai scuotere i neonati che piangono: i rischi possono essere gravissimi. Si chiama sindrome del bambino scosso (Shaken Baby Syndrome), ma oggi i medici preferiscono la definizione Abusive Head Trauma (AHT), ossia trauma cranico in conseguenza di un abuso. E’ una vera e propria malattia che nei casi più gravi può portare alla morte.

Colpisce i bimbi piccolissimi, sotto l’anno di età. In particolare i bebè tra i 4 e i 6 mesi perché hanno la testa più grande rispetto al corpo. Questa sindrome è causata dallo scuotimento del neonato da parte di genitori, nonni, baby sitter dovuto magari al tentativo di calmarlo perché piange oppure perché viene lanciato su una superficie non necessariamente dura (come il lettino).

I soggetti più a rischio sono i figli di genitori troppo giovani, ragazze madri, famiglie con basso livello di istruzione  e contesti di violenza.

I sintomi della sindrome del bambino scosso sono: vomito e convulsioni. Le conseguenze sono molto pesanti: gravi danni neurologici (ematomi subdurali, emorragie retiniche, edemi cerebrali), coma e perfino la morte.

I danni prodotti dallo scuotimento violento non si vedono esternamente. Per capirne l’entità bisogna fare una TAC. Anche se non si arriva al coma, i danni che provoca sono per la maggior parte permanenti e molto seri (cecità, paralisi) e necessitano di una lunga riabilitazione che raramente ripristina lo stato normale. Oltre al vomito, l’inappetenza, la difficoltà nella suzione,  a lungo termine si possono sviluppare nel bambino difficoltà nell’apprendimento, cecità, disturbi dell’udito o della parola, epilessia, disabilità fisica o cognitiva.

Secondo una ricerca condotta in Scozia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Svizzera, l’incidenza di AHT sarebbe di 14,7-38,5 casi ogni 100mila bambini. Il 25-30% dei neonati muore. In Italia non ci sono dati certi, ma si parla di 3 casi ogni 10mila bambini.

Come hanno sottolineato i pediatri il problema nasce dal fatto che molti genitori, nonni e baby sitter non si rendono conto di quanto sia pericoloso cercare di calmare i neonati scuotendoli. I piccoli sono creature fragili con organi ancora in formazione. E’ comprensibile che un esserino che continua a strillare renda nervosi e frustrati, ma bisogna sempre cercare di mantenere la calma ed essere lucidi perché si ha a che fare con creature che necessitano delle cure di un adulto per sopravvivere.

Quando il neonato piange è per esprimere un bisogno (fame, sete, coliche, sonno, caldo, freddo, pannolino sporco o semplicemente coccole): spetta agli adulti cercare di soddisfarlo e porre fine a questo disagio. Per questo motivo anche il metodo che prevede di lasciar piangere solo il bebè nella culla è sconsigliato.

Sindrome del bambino scosso: rischi gravi. Lo dice la scienza