Perché le scuole ignorano il virtuoso modello scolastico finlandese

Il modello scolastico finlandese continua ad essere uno fra i migliori al mondo, ma le scuola, soprattutto italiane, continuano a ignorarlo

Dal 2008 al 2012 si è parlato molto della scuola Finldandese e del suo modello scolastico, definito come uno dei migliori al livello mondiale. Questo dopo che i test Pisa (Programme for international study assessment) che valutano la preparazione degli studenti (400mila di 57 paesi differenti in 15 anni), hanno dimostrato come i finlandesi fossero gli studenti migliori, preparati in lingua, matematica e scienze. Tutto il contrario dei “colleghi” italiani, per cui è risultato che uno studente su quattro non riesce a comprendere ciò che legge, mentre a studente su due mancano completamente le nozioni base di matematica.

Da qui è nato il dibattito sul modello scolastico finlandese, molto diverso da quello italiano e di molti altri paesi. In Finlandia non esistono voti, nè valutazioni, e vige il principio dell’omogeneità educativa, ciò significa che i bambini che frequentano l’asilo in un distretto continueranno ad andare a scuola sempre nella stessa zona. Le prime qualità ad essere sviluppate, sin dall’infanzia, sono l’empatia, l’autoriflessione e il senso di responsabilità, ideali per favorire l’apprendimento.

La scuola inizia a 7 anni, in un età in cui i bambini sono molto più maturi, hanno un maggiore livello di preparazione e hanno avuto molto tempo per giocare, e termina a 16 anni. La scuola ha come compito non solo quello di istruire, ma anche di comprendere appieno l’alunno, per questo fra i banchi collaborano insegnanti e psicologi che hanno il compito di valutare le attitudini dei ragazzi e indirizzarli verso la giusta strada.

Gli insegnanti diventano tali dopo un lungo iter e subiscono una grande selezione. Gli studi durano 5 anni e sono seguiti da 120 ore di praticantato, semestre con un tutor durante il primi 3 anni di attività nella scuola. Le abilità richiese sono quelle di saper non solo comunicare, ma anche coinvolgere i ragazzi, attirare la loro attenzione e farli divertire. Non a caso nel 2005 sono stati 4.500 i candidati a diventare insegnanti e solo 292 ci sono riusciti.

Sino a 13 anni non esistono interrogazioni e voti, quindi i bambini possono sperimentare, parlare e comunicare senza essere sottoposti allo stress e alla paura di umiliazioni. Un sistema, quello finlandese, che ha fatto storia, ma che fatica ad essere adottato in altri paesi. Il motivo? Cambiare è difficile, ma, in particolare nel nostro paese, le modifiche dovrebbero essere radicali, a partire dalla selezione del corpo docente, fino alla gestione delle scuole (che in Italia è statale, mentre in Finlandia regionale). La speranza comunque sia, soprattutto in vista di una nuova riforma scolastica, resta.

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