Mantenimento dei figli maggiorenni

Figlia eccellente studentessa ma i genitori si sono rifiutati di supportarla economicamente nella carriera universitaria, come invece stabilito da Tribunale

Avv. Lorenzo Puglisi

Avv. Lorenzo Puglisi Avvocato specializzato in diritto di famiglia e diritto minorile

Gentile Avvocato,
ho letto on line un suo contributo in risposta a un padre separato. Le scrivo in merito al Genti, nella parte inerente alle spese universitarie. Mio padre versava un assegno di 200 euro mensile e sarebbe stato tenuto a contribuire, come da sentenza, alla metà delle spese straordinarie. Il motivo per cui non ha mai contribuito in maniera non solo puntuale ma anche adeguata, è stato da lui addotto nel principio educativo: lui non provvede perché i figli non vanno mantenuti, ma devono farsi tutto da sé. Ora, io ho cercato sempre di lavorare durante gli studi per sopperire alle carenze economiche e coprire determinate spese, trascurando le lezioni – con obbligo di frequenza – e arretrandomi con gli esami. Aggiungo di essere figlia di due insegnanti, di cui uno ingegnere. Nonostante ciò, la mia media era altissima. Dopo una sospensione, dovuta a conflitti su questo mantenimento, ho ripreso e sostenuto altri 15 esami in un anno accademico e sono stata selezionata dal Centro di eccellenza della mia facoltà per una tesi di ricerca di alto profilo e progetti di pubblicazione accademica. Esito: è stato chiesto un supporto di 200 euro mensili da dividere tra i due genitori per coprire le spese e non perdere questa opportunità. Risposta: mio padre si rifiuta e scompare, mia madre va via di casa. Entrambi ritengono che 100 euro al mese fossero più che sufficienti. Ovviamente, io non sono riuscita a terminare e ho abbandonato gli studi definitivamente. Avevo 30 anni e ho iniziato questa facoltà a 42 esami a 25 anni, con a media del 29.7. Vorrei sapere se si ravvisano nel mio comportamento profili di colpa e inerzia o se, al contrario, è il comportamento di queste persone a essere stato scorretto e arbitrario. Loro sostengono che queste spese fossero a carico mio, sempre per principio educativo. Peraltro loro sostengono che neppure un giudice può mettere in discussione i modelli educativi familiari e il ruolo dei genitori, che se decidono di non far studiare un figlio perché deve pagarsi da sé la maggior parte di queste spese, non devono rispettare alcuna legge. La legge sono loro, questo mi viene detto. Il proncipio educativo sopravanza il dovere di mantenimento e istruzione, specialmente se il figlio è eccellete negli studi sebbene in ritardo poiché al contempo lavora? Le crescenti esigenze di un figlio legittimano l’aumento dell’assegno? O era tutto a carico mio? Concludo dicendo che l’unico motivo per cui non ho provveduto da me a sostenere queste spese sia stato il carico della performance richiestomi dall’Università e l’impegno da profondere nelle esperienze di ricerca. Poichè di questo si trattava. Non ancora formalizzate, ma prospettive di ricerca accademica. La ringrazio e saluto. Annalisa R.

La tematica da Lei proposta si compone di plurimi aspetti separati ma pur sempre collegati. In primis i genitori sono tenuti a mantenere i propri figli anche quando questi sono divenuti maggiorenni e fino al raggiungimento dell’indipendenza economica. Il diritto dei figli maggiorenni al mantenimento cessa quando questi trovano un lavoro stabile tale da garantirli un tenore di vita coerente con l’ambiente sociale in cui sono cresciuti.

La legge, sia a livello costituzionale (all’articolo 30), sia a livello codicistico (articolo 147 e seguenti e articolo 315 – bis) prevede che i genitori siano tenuti a mantenere i propri figli. Il raggiungimento della maggiore età non fa cessare, ipso facto, il diritto al mantenimento del figlio ormai divenuto maggiorenne; ma tale diritto perdura, immutato, finché uno o entrambi i genitori, ove interessati alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso, diano la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, o, invece, che il mancato svolgimento di un’attività economica dipenda da un atteggiamento di inerzia attribuibile esclusivamente allo stesso.

Tale prova di un atteggiamento inerte deve tenere però conto del percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto e alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il ragazzo/a abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione. E’ quindi, indubbio che un figlio maggiorenne che frequenti l’università avrà diritto a essere mantenuto per un periodo di tempo più lungo rispetto a un figlio che scelga di entrare nel mondo del lavoro sin dalla fine della scuola superiore. Va però tenuto presente che frequentare l’università non determina l’attribuzione di un diritto in capo al figlio maggiorenne di essere mantenuto a vita; esiste, infatti, un periodo di tempo ragionevole oltre il quale, in assenza di risultati apprezzabili, anche in tale situazione il figlio è tenuto ad attivarsi per reperire un’occupazione per non gravare oltremodo sul bilancio familiare dei propri genitori.

Benché non conosca precisamente la Sua condizione, sarei portato a ritenere che la Sua condotta davvero difficilmente possa essere considerata inerte o non meritevole. In secundis, bisogna anche soffermarsi su come vanno qualificate le spese universitarie: benché, in passato, esse fossero considerate spese straordinarie, in una non recentissima sentenza (Cass. Civ., n. 8153, del 2006), la Corte di Cassazione ha statuito che queste vengano qualificate quali spese ordinarie, tali da giustificare una richiesta di modifica in aumento dell’assegno periodico non trattandosi, infatti, di spese di carattere saltuario ed eccezionale o comunque imprevedibile ma, al contrario, assolutamente normali e durevoli nel tempo.

Un genitore, quindi, non può in alcun caso liberamente e unilateralmente contravvenire o sottrarsi a quanto stabilito in una sentenza del Tribunale: se quest’ultimo ha ritenuto che i Suoi genitori debbano provvedere al 50% ognuno delle spese straordinarie, essi saranno tenuti a tale esborso essendo questo parte integrante del mantenimento, che come sopra esposto, Le è dovuto di diritto.

Fonte: DiLei

Avv. Lorenzo Puglisi Avvocato specializzato in diritto di famiglia e diritto minorile Avvocato e Presidente dell’Associazione per la difesa della donna “SOS Stalking”, specializzato in diritto di famiglia, sia nazionale che internazionale, dal 2012 Lorenzo Puglisi è promotore di Family Legal: studio legale all’avanguardia dedicato al diritto di famiglia. Puglisi si occupa di una sfera molto precisa di problematiche giuridiche come le separazioni e i divorzi, offrendo anche soluzioni innovative come il “Divorzio all’estero”, ed è esperto in casi di sottrazione internazionale di minore. Nel 2013 ha pubblicato per Urra, Feltrinelli Con te ho chiuso! Il sito di Family Legal e di Sos Stalking. http://www.sos-stalking.it/

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