La mania di postare i bambini su FB, giusto o sbagliato? Quando i figli si ribellano

I danni che può provocare la sovraesposizione, forse meglio condividere con pochi

Postare le foto dei figli su Facebook, è giusto o sbagliato? O perlomeno, è una tendenza che sta superando i limiti del buongusto? Se lo chiede Michela Proietti sulle pagine della 27esima ora. Lo spunto è la storia di una ragazza di 18 anni della Carinzia che ha fatto causa ai genitori per aver caricato su Facebook, nel corso degli anni, centinaia di foto senza il suo permesso.

La ragazza sostiene che non hanno avuto limiti a pubblicare le sue foto in qualsiasi situazione: seduta sul water o nuda in una culla. Sembra proprio che la ragazza vincerà la causa e da qui la domanda sul futuro legale di tutti quei papà o quelle mamme – che hanno postato a gogò –  quando i figli a un certo punto si chiederanno se è stata violata la loro privacy.

I social network, da Facebook a Instagram, sono intasati di post di nonni orgogliosi, zii invasati, per non parlare di mamme e papà vip o totalmente sconosciuti, che pubblicano immagini in cui compare la vita quotidiana dei loro bambini in un’orgia di immagini: dal primo respiro, alla prima pappa, dal primo bagnetto alla prima biciclettata e così via.

Tutto per il compiacimento di ricevere tanti likes, e soddisfare il proprio ego, compiacere la propria vanità, osserva il Telegraph, riportando un sondaggio condotto da Brandwatch in cui emerge che la responsabilità della sovraesposizione dei figli è equamente distribuita tra i genitori: il 43% dei messaggi viene “postato” dai padri.

Ma quanto tempo si perde a trovare la posa giusta per una foto che probabilmente non verrà mai stampata, e quanta vita personale si perde per fotografare un evento, invece che viverlo pienamente in prima persona? Perché lo sharenting, unione tra share (condividere) e parenting (essere genitori) affascina tutti, ma ne vale davvero la pena?

“I pericoli dello Shareting” sostiene Adrienne Lafrance su The Atlantic – riporta la giornalista Michela Proietti –  nascono perché in USA il 90% dei bimbi sotto i 2 anni ha già lasciato una traccia on line con tutte le conseguenze del caso, dal furto di identità alla “tracciabilità” perenne. Mentre l’over-sharenting – come le mamme che pubblicano le ecografie del nascituro nella bacheca Facebook – presenterà col tempo il suo conto, sostiene Maria Rita Parsi: “ad un certo punto dovremo rinunciare a comunicare senza sguardi, senza odori, collocati in una bolla sospesa tra reale e virtuale”.

In una società che pubblica qualsiasi cosa pensando che sia meravigliosa e invidiabile, anche i  figli, probabilmente per ogni genitore i più belli e intelligenti del mondo, la vanità suprema oggi –  secondo il Telegraph –  è di condividere questa illusione con un pubblico vastissimo.

I social sono un buon mezzo di condivisione, se ben gestito, condividere con persone lontane alcuni pezzi della propria vita è bello ma esagerare no. è la conclusione della giornalista della 27 ventisettesima Ora, meglio condividere in pochi a volte, magari solo con una polaroid.

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