Gli psicologi lanciano l’allarme: “I genitori apprensivi possono causare danni ai figli”

Secondo una terapeuta italiana, i figli di genitori iperprotettivi sono maggiormente soggetti a disturbi d'ansia in età adulta

Marzia Cikada, psicoterapeuta e consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, sostiene che i genitori iperprotettivi possono far nascere nei figli insicurezza e scarsa autostima. Non è la prima volta che gli psicologi mettono in luce i danni che un comportamento genitoriale apprensivo può causare ai pargoli: sentimenti come la vulnerabilità o conseguenze come la mancanza di autonomia erano già stati evidenziati in studi meno recenti.

Anche la giurisprudenza, in passato, si era occupata di casi di iperprotettività: nel 2011 una donna fu condannata dalla cassazione ad oltre un anno di reclusione per aver ritardato lo sviluppo del bambino con eccessive cure e attenzioni ed avere, perciò, maltrattato il figlio. Non sono solo i casi di maltrattamento comunemente intesi a generare danni psicologici a qualcuno. Anche l’ansia materna, sebbene sia un fenomeno naturale dettato dalla novità di essere madre, può avere effetti negativi sullo sviluppo emotivo del bambino. Non solo le madri, ma anche i padri possono essere colpiti da ciò che gli specialisti indicano come “Ansia da prestazione paterna”.

Le conseguenze di un atteggiamento iperprotettivo possono protrarsi per lungo tempo: il figlio, a causa del comportamento genitoriale, potrebbe sviluppare ansia a sua volta e provare più frequentemente sentimenti come il senso di colpa in età adulta. Nel lungo periodo, questa situazione emotiva potrebbe causare varie difficoltà, fino a richiedere un consulto psicologico .

L’iperprotettività, oltre a minare lo spazio di autonomia del bambino, può essere considerata dal figlio una carenza di affetto, intesa come mancanza di gesti affettuosi o riconoscimenti delle proprie capacità.

Una situazione di questo genere richiede un intervento psicologico su tre soggetti: il bambino deve essere guidato da un terapeuta alla scoperta delle proprie capacità, mentre entrambi i genitori devono seguire un percorso che li renda in grado di gestire la propria ansia. La terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata particolarmente efficace nel gestire i disturbi d’ansia. Il percorso psicologico può essere affiancato, su parere del terapeuta, ad una terapia farmacologica prescritta da un medito psichiatra volta ad allievare i sintomi più evidenti degli stati ansiosi nel breve periodo.

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