Affrontare bullismo e cyberbullismo: consigli a genitori e ragazzi

I mezzi per contrastare questi odiosi fenomeni in costante ascesa. Parla l'avvocato Puglisi, co-autore del libro La prepotenza invisibile

Avv. Lorenzo Puglisi

Avv. Lorenzo Puglisi Avvocato specializzato in diritto di famiglia e diritto minorile

Colpiscono i nostri figli e spesso non ce ne rendiamo conto. Rende loro la vita difficile, nei casi più tragici impossibile da portare avanti: parliamo di bullismo e cyberbullismo, fenomeni difficile da controllare in maniera adeguata ma che oggi più che mai suonano allarmanti: stando a recenti studi del Telefono Azzurro interessa il 34,7% dei ragazzi. Pochi trovano il coraggio di chiedere aiuto, come non è riuscita a farlo la povera Carolina Picchio, morta suicida a 14 anni a causa delle vessazioni dei compagni di scuola. Lorenzo Puglisi, avvocato fondatore di SOS Stalking e Luciano Garofano, Generale dei Carabinieri in ausiliaria ed ex Comandante del RIS di Parma, hanno appena pubblicato un libro che affronta il tema, La prepotenza invisibile.  Un libro che analizza il fenomeno in tutte le sue sfaccettature «Perché per combatterlo bisogna innanzitutto conoscerlo, per consentire tanto ai giovani quanto agli adulti di coglierne le avvisaglie e prevenirlo con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione», dichiarano gli autori. Anche se, spiega Puglisi: «Ci siamo resi conto che soprattutto dietro al cyberbullismo si celano problematiche che vanno al di là della semplice sopraffazione giovanile e si legano a doppio filo a una nuova società sempre più caratterizzata da un narcisismo di massa che considera l’io digitale come l’unico realmente importante».

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Avvocato, ci racconti come nasce l’idea di questo libro
I casi di cronaca degli ultimi anni hanno dimostrato che il fenomeno del bullismo sta radicalmente mutando assumendo sempre più le forme del cyberbullismo. I social network rappresentano nuove piattaforme ove le prevaricazioni vengono commesse nel più totale anonimato, non solo per gli strumenti che la rete mette a disposizione, ma anche per la non conoscenza da parte degli adulti delle armi che i giovani hanno oggi a disposizione. Proprio da un simile contesto nasce l’idea di unire la mia esperienza di avvocato con quella del Generale Garofano, per confezionare un saggio destinato non solo ai genitori e agli insegnanti, ma anche agli stessi ragazzi che si trovano a vivere simili esperienze.

Secondo lei si poteva in qualche modo evitare la tragedia di Carolina, la ragazza che a 14 anni si è tolta la vita per colpa dei bulli che le rendevano la vita impossibile?
Non è facile rispondere a questa domanda. Quasi tutti i genitori che si sono trovati ad affrontare un epilogo così drammatico come il suicidio di un figlio non hanno rilevato quasi nulla che lo facesse presagire. Gli psicologici insegnano che spesso prima di maturare una simile scelta i giovani vivono un isolamento ingiustificato, spesso non invitano i propri compagni a casa e mostrano un maggiore nervosismo derivante dall’utilizzo del proprio smartphone. Ciò nonostante, come si può intuire, non è facile distinguere i campanelli d’allarmi di una certa gravità dalla normali vicissitudini che vivono gli adolescenti, motivo in più per cui diventa fondamentale la preparazione degli insegnanti che, più ancora dei genitori, vivono i ragazzi nella loro quotidianità.

Che consiglio si sente di dare agli adolescenti colpiti da bullisto e cyberbullismo?
Non avere paura di chiedere aiuto. Spesso i cyberbulli non sono altro che “leoni da tastiera” che una volta smascherati mostrano tutte le loro fragilità. Mai sentirsi inferiori, né tantomeno in dovere di giustificarsi. La propria personalità va coltivata nella vita reale, non su Istagram, su Snapchat o su Ask. Il proprio “io” non è solo quello digitale, ma è quello che si coltiva nella vita di relazione a contatto con amici e conoscenti. Mai pensare che l’immagine che si da sui social network sia tutto. Massima cautela, infine, nel condividere foto o video personali. Quando si posta qualcosa è bene che si sappia che non è più propria.

Uno dei concetti molto importanti sottolineati dal libro è che spesso il bullo viene associato a una situazione familiare “svantaggiata”. E invece no, spesso il bullo è un ragazzo o una ragazza di buona famiglia… Ma le dinamiche che scaturiscono la nascita della “mela marcia” (mi passi il concetto) possono dirsi le stesse?
Ciò che è cambiato è il binomio tra povertà e bullismo che fino a qualche decennio fa veniva utilizzato per spiegare la fonte dell’aggressività di certi adolescenti provenienti dalle periferie: ciò che spiazza sempre di più l’opinione pubblica, quindi, non è tanto la sussistenza di tali fenomeni, quanto piuttosto il fatto di non riuscire a collegarli più a contesti non disagiati o addirittura benestanti. Nell’immaginario collettivo il bullo deve necessariamente essere il figlio di un pregiudicato, di un miserabile o, perché no, di un extracomunitario filo jihadista. Qualcuno si limita a collegare il fenomeno all’indole umana considerando il desiderio di prevaricazione come un impulso inalienabile che ciascun essere umano porta dentro di sé, altri invece, si spingono a fare riflessioni più ancorate al presente ritenendo che la responsabilità vada ricercata principalmente nei genitori. Non sono pochi i casi in cui il bullo ha avuto genitori poco presenti, freddi o distaccati o che erano addirittura inclini alla violenza e alla rabbia, tanto da costituire esempi negativi che sono poi diventati modelli di riferimento del loro comportamento aggressivo o prepotente.

L'avvocato Lorenzo Puglisi

L’avvocato Lorenzo Puglisi

Possibile che non si possa creare una rete di controllo scuole-famiglie?
Anche grazie al progetto di legge contro il cyberbullismo della senatrice Ferrara qualcosa si sta muovendo, soprattutto con riferimento alla peer education. La nuova frontiera nella lotta a questo fenomeno, infatti, arriva proprio da una sinergia tra gli studenti degli ultimi anni del liceo e quelli più giovani: i primi, infatti, avranno la possibilità di educare i secondi al rispetto del prossimo (che sta alla base di tutto) e all’utilizzo consapevole di internet in fasce orario che la scuola dovrà mettere a disposizione. Nessuno più di loro ha il bagaglio di conoscenze più idoneo per entrare in contatto con le nuove generazioni, che sempre più spesso parlano un linguaggio sconosciuto per la maggior parte degli adulti.

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Avv. Lorenzo Puglisi Avvocato specializzato in diritto di famiglia e diritto minorile Avvocato e Presidente dell’Associazione per la difesa della donna “SOS Stalking”, specializzato in diritto di famiglia, sia nazionale che internazionale, dal 2012 Lorenzo Puglisi è promotore di Family Legal: studio legale all’avanguardia dedicato al diritto di famiglia. Puglisi si occupa di una sfera molto precisa di problematiche giuridiche come le separazioni e i divorzi, offrendo anche soluzioni innovative come il “Divorzio all’estero”, ed è esperto in casi di sottrazione internazionale di minore. Nel 2013 ha pubblicato per Urra, Feltrinelli Con te ho chiuso! Il sito di Family Legal e di Sos Stalking. http://www.sos-stalking.it/

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