A scuola senza zaino: penne e righelli sono in condivisione

Una scuola più leggera che insegna la condivisione niente libri e quaderni da trascinare sulle spalle, ogni cosa resta in classe.

Un piccolo comune in provincia di Cagliari – Pirri – ha aderito per primo in Sardegna al progetto nazionale “Scuola senza zaino” nato nel 2002 a Lucca, a cui hanno aderito più di 200 istituti nella Penisola.  Sono tante le novità introdotte dal progetto, che si fonda su tre principi fondamentali – spiega Milena Zanet- responsabile del progetto “Senza zaino” – l’ospitalità con spazi accoglienti, la responsabilità e la comunità con i materiali condivisi.

Infatti biro, matite, gomme, forbici, squadre e righelli, insieme agli i materiali scolastici sono in condivisione e a fine lezione restano a scuola con quaderni e libri.

Una scuola più leggera quindi dove è necessaria anche una diversa organizzazione degli spazi, dove sono i bambini a spostarsi nelle aule, in alcune è presente un’Agorà di classe un luogo in cui i bambini possono riunirsi e discutere. Una scuola che offre percorsi didattici personalizzati e allo stesso tempo abitua gli alunni a lavorare in gruppo.

L’idea della “scuola senza zaino” si aggancia alle teorie della pedagogia montessoriana. A metterla in pratica è stato un team di nove insegnanti. Oggi si avvale di un gruppo di 40 formatori per istruire chi è interessato utilizzare il nuovo metodo.

“Un’aula attrezzata costa dai tre ai cinquemila euro” spiega Marco Orsi  – promotore del progetto e autore del libro “A scuola senza zaino. Il metodo del curricolo globale per una scuola comunità” (Erickson, 2006). “Lo zaino trasmette un senso di precarietà, non è un caso che sia stato inventato per gli alpinisti e i soldati per resistere in luoghi inospitali. A scuola invece il bambino deve sentirsi all’interno di una comunità, accogliente e in grado di renderlo autonomo e responsabile”.

A scuola senza zaino: penne e righelli sono in condivisione