Una donna al Palazzo di Vetro

Le diplomazie stanno già discutendo sul successore all'Onu di Ban Ki Moon e su una cosa concordano: sarebbe meglio fosse donna

Ban Ki Moon terminerà il suo secondo mandato da segretario dell’Onu alla fine del 2016 e le diplomazie stanno già discutendo su chi sarà il suo successore. Per ora nessun accordo si intravede all’orizzonte, ma c’è una questione che sembra condivisa dalla maggior parte degli Stati: sarebbe opportuno che il segretario fosse una donna.
L’Onu è sempre stata governata da un uomo e nel 2015 un tale record non è più accettabile. Senza contare che il 2016 sembra destinato ad essere l’anno delle donne, con Hillary Clinton che punta alla Casa Bianca e Angela Merkel che guadagna fette di potere in Europa. Ma quale candidatura femminile potrebbe vincere il contest al Palazzo di Vetro?

«Vogliamo il miglior candidato possibile», ha dichiarato Mary Robinson, ex premier irlandese ed ex commissaria Onu per i diritti umani, «Ma sono contenta che si pensi ad una donna, avrà un forte impatto sulla psiche femminile».

L’opportunità di eleggere una donna è suggerita da una risoluzione Onu del 1997, che raccomanda agli Stati che eleggeranno i futuri presidenti a tenere conto della parità di genere. Nella stessa risoluzione si parla della necessità di una rotazione regionale, che significa dare spazio a personalità di tutti i continenti. Se all’inizio, infatti, le Nazioni Unite hanno sempre avuto segretari provenienti dall’Europa occidentale, dagli anni Settanta è toccato agli altri, con un latinoamericano (Havelange) un africano (Kofi Annan) e un asiatico (Ban Ki Moon). Ora è di nuovo il turno dell’Europa, ma possibilmente di quella orientale, che per via della Cortina di ferro nel Novecento non è mai stata presa in considerazione. All’appartenenza geografica si aggiungo i criteri preferenziali di una grande esperienza nella diplomazia – quindi un ruolo da ministro degli esteri o da alto funzionario Onu – una mentalità aperta al progresso e un’ottima conoscenza di inglese e francese.

La miglior candidata sembrerebbe dunque la bulgara Irina Bokova, direttore generale Unesco, nota per le sue posizioni anti razziste e per la lotta per la parità di genere. Bokiva non parla solo inglese e francese ma anche spagnolo e russo. È stata ministra degli esteri e ha una bella esperienza di emancipazione, dato che suo padre era direttore del quotidiano del Partito Comunista ai tempi del Patto di Varsavia.

Ottimo anche il curriculum della croata Vesna Pusic, attuale ministro degli Esteri del suo Paese, nota per la sua ideologia liberale, per il sostegno all’integrazione europea e per la difesa dei diritti omosessuali. L’inglese lo parla sicuramente bene, dato che suo padre lo insegnava a scuola e lei ha dato diverse lezioni nelle università americane. Sul francese non scommettiamo. Ma scegliere una donna dell’est Europa potrebbe essere complicato in una fase in cui gli occidentali non trovano un accordo con la Russia sull’Ucraina, figuriamoci sulla segretaria Onu.

Le diplomazie potrebbero dunque ripiegare su un’europea dell’ovest come Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario internazionale, o una sudamericana come Michelle Bachelet, presidente del Cile. Tra i tanti nomi in campo, ad agosto è spuntato anche quello di Federica Mogherini, l’italiana a capo del servizio relazioni esterne dell’Unione europea. Quasi sconosciuta fino al 2014, quando Renzi l’ha nominata ministro degli Esteri, la Mogherini avrebbe così la carriera più fulminea della storia.

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cecilia-tosi120CECILIA TOSI
Esperta di politica internazionale, curatrice della rubrica Domina per Limes, Rivista italiana di geopolitica. Già caporedattrice del settimanale Left, collabora con numerose testate nazionali e internazionali. Qui potete leggere la sua rubrica su Limes

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