Quando i social ti rendono a-social

In principio era le sciure del paese a registrare i fatti di tutti. Oggi bastano Facebook e compagnia cantante per sapere i fatti di tutti

di The Rotten Salad 

Con il suo romanzo “1984”, George Orwell poteva essere sembrato esageratamente pessimista. E invece ci aveva visto decisamente lungo. In principio ci fu MSN coi primi status per aggiornare i propri contatti sul proprio stato d’animo, su cosa si stesse facendo o se si fosse online o meno per fare due chiacchiere. Poi è arrivato MySpace che può essere considerato come una sorta di blog primordiale, difficilissimo da usare (almeno per me che ero impedita), dove potevi caricare album di foto, scrivere post su tutto ciò che ti pareva o chattare con semi-sconosciuti.

Poi, quasi in simultanea, siamo stati invasi da Facebook e Twitter seguiti solo poco tempo dopo da Instagram. E con questi tre, apriti cielo, altro che Grande Fratello “orwelliano” o “marcuzziano”. Questi nuovissimi social network hanno sostituito in tutto e per tutto le sciure di paese perennemente affacciate alle finestre per registrare ogni minimo passaggio di persone, macchine, biciclette, cani e gatti randagi, chi si bacia con chi, chi tradisce con chi e via dicendo. Bene, con l’avvento dei social queste signorine possono ritenersi quasi “disoccupate” e decisamente non più aggiornate in tempo reale.

“Ma l’hai vista la figlia della Gina con chi sta adesso??”
“Eeee, ADESSO….è una settimana che posta le foto su Facebook con il moroso nuovo…”

E’ un casino ragazzi. Pensionate il cui unico passatempo è stato portato via in un clic. E nel vero senso della parola. Io le vedo sui balconi disperatamente alla ricerca di uno scoop come ai vecchi tempi. Niente. C’è anche da dire che finché si trattava di far circolare per prime i nuovi spetteguless erano pronte come Usain Bolt ai blocchi di partenza, ma se assistevano al furto di una macchina non avevano visto né sentito niente. Credeteci.

The Rotten Corner

Valentina alias The Rotten Salad è nata a Milano nel 1986. Diplomata al liceo linguistico, laureata in Sociologia con indirizzo criminologico, è curiosa anche della mente umana, ama osservare le vite degli altri. Apre la pagina Instagram “The Rotten Salad – The DisFashion Blogger” nel Novembre 2013, dove prende bonariamente in giro il mondo delle fashion blogger. Il suo è il primo disfashion blog mai esistito prima. La sua rubrica su DiLei è The Rotten Corner

Grazie a questi nuovi strumenti del diavolo non c’è nemmeno più bisogno di comprare Novella2000, DiPiù, Chi, Come, Quando, Perché, Oggi, Domani e Dopodomani: tutti i gossip li puoi vedere postati in tempo reale dai diretti interessati sulle loro pagine social. Belen ha litigato col marito e l’ha spedito a dormire in uno degli alberghi più costosi di Milano mentre noi i nostri li cacciamo nella classica vasca da bagno? Te lo dicono loro su Instagram. La nuova figlia astrale della Hunziker ha fatto il suo primo rigurgitino? Ecco la foto. Arisa sta espletando le sue quotidiane funzioni fisiologiche? Ecco il selfie direttamente dal cesso di casa sua con tanto di didascalia in cui ti spiega di che forma, colore e consistenza fosse la cena della sera prima. Come le vecchiette di cui sopra, anche Mayer, Alessi, Giacobini e Signorini non avranno vita facile perché quando uscirà il nuovo numero del loro settimanale le notizie saranno ormai già vecchie di giorni.

Quest’estate poi è arrivata una nuova App che permette di farsi i cazzi degli altri trasmettere video in diretta: Periscope, un vero e proprio Grande Fratello interattivo. Ho sentito di gente che è stata sveglia una nottata intera a guardare “vip” mentre dormivano, i quali avevano lasciato appositamente l’applicazione attiva. Mi aspetto che a questo punto Rosalba Pippa non si limiti alle foto ma che inizi a fare delle colonscopie con tanto di suoni onomatopeici. Come minimo.

Ormai è tutto un tripudio di like, di follow, di tag, una mania ossessiva di condividere tutto. Se non condividi, sei uno sfigato che non ha niente da raccontare e che conduce una vita triste. Se hai pochi followers sei uno sfigato, se hai pochi like pure. Le persone non fanno in tempo a godersi un tramonto, a gustarsi un piatto di spaghetti alla carbonara, a chiedere “Come stai?” a un amico che non vedono da un po’, che subito tra loro e la realtà si sovrappone inesorabile la maledetta lente della fotocamera dello smartphone. E dopo ciò, mezz’ora per decidere il filtro giusto, aumentare luminosità e contrasto. Poi l’attesa dei commenti alla foto, statistiche su quanti like si erano presi nelle foto postate i giorni prima, frasi tipo “Forse dovevo pubblicarla più tardi, adesso la gente starà mangiando” oppure “Ho dimenticato di aggiungere gli hashtag…”. Vedo coppie a cena che nemmeno si rivolgono la parola da tanto sono occupati a geo-taggarsi nel tal ristorante. Spose che si selfano appena uscite dalla chiesa. Neo-madri che si fanno fotografare con figlioletto ancora col cordone ombelicale attaccato.

Si ha quasi la sensazione che non postando nulla il tal avvenimento non sia accaduto realmente, si devono mostrare le prove a più gente possibile e il prima possibile. Io mi immagino se dovessero chiudere tutti i social. Me la vedo già la gente in giro con il cellulare in mano a chiedere “Ti piace questa foto? O preferisci questa? Ho fatto questa riflessione stamane, come me la commenti? Sto andando dal panettiere, mi segui?”.

Sembrerò esagerata tanto quanto Orwell, ma secondo me le mie previsioni non sono poi così lontane da quella che potrebbe essere la realtà.

Quando i social ti rendono a-social