Muhammad Alì, pugile: biografia e curiosità

Muhammad Ali è considerato il miglior pugile di sempre ed è simbolo di coraggio, temerarietà e forza di volontà. Scopriamone di più insieme sulla sua vita e carriera

Muhammad Ali non è solo l’autore del famoso aforisma “Vola come una farfalla, pungi come un’ape”, ma è un campione sia dentro che fuori dal ring. Nato a Louisville il 17 gennaio del 1942 si è sin da subito appassionato al mondo dello sport mostrando anche delle qualità atletiche al di fuori dal comune. La sua grande forza di volontà, uniti anche a un mix letale di forza e velocità, gli hanno permesso di guadagnare il titolo del pugile più apprezzato della storia dello sport. Sin da subito molto carismatico e controverso, egli ha saputo conquistare un grande impatto mediatico. Dopo aver terminato la carriera sportiva si cimentò nella letteratura scrivendo due libri: “The Soul of A Butterfly” (cioè l’anima di una farfalla) e “The Greatest: My Own Story” (Il più grande: la mia storia). Muhammad Alì è comunque soltanto il suo pseudonimo, mentre il nome vero è Cassius Clay Junior. Il secondo nome del pugile è Marcellus, e può talvolta essere riscontrato. Muhammad Alì iniziò ad allenarsi a 11 anni, vinse l’Oro delle Olimpiadi a Roma nel 1960 e a soli 22 anni vinse il titolo mondiale dei pesi massimi battendo l’allora campione Sonny Liston.

Divenuto campione, Cassius cambiò nome e cognome in Muhammad Alì. Il tutto anche per via della sua conversione all’islam. Prima il campione si unì a una setta, il Nation of Islam, e quindi passò al sunnismo. Negli anni della Guerra del Vietnam Alì sviluppò una mentalità pacifista che gli costò non poche critiche. Il pugile fu arrestato per essersi rifiutato di partire per il Vietnam e combattere. Quegli anni furono segnati da un lungo stop nella sua carriera pugilistica. Nel 1971 la sua condanna venne annullata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. La sua battaglia pacifista lo portò a essere un’icona della cultura degli anni ’60. Tutt’ora Alì detiene numerosi primati, tra cui l’essere stato il campione lineare nel 1964, 1974 e 1978. Inoltre ha vinto il premio “pugile dell’anno” per ben 5 anni dominando dal 1963 al 1978. Per questo fu denominato The Greatest e The Butterfly. Il primo sopranome si riferisce ai suoi successi sportivi e alla sua capacità di battere tutti i record, mentre il secondo al suo stile di combattimento: veloce, agile e in contempo potente.

Il suo nome viene associato ai più grandi incontri di boxe del tempo, tra cui le due sfide contro Sonny Liston, ben tre contro Joe Frazier (contro il quale sviluppò una grande rivalità) e il match “Rumble in the Jungle”) disputato nel 1974 contro George Foreman. In quest’ultimo Alì riuscì a riconquistare i titoli persi precedentemente per via delle sue vedute pacifiste. A differenza di molti altri pugili, Alì preferiva parlare da solo, senza assumere alcun manager personale. Per questo venne riconosciuto come un personaggio dalla natura provocante. Durante le conferenze stampa perdeva spesso il controllo parlando della politica. Presto divenne anche un immagine del Potere Nero, un’associazione che lottava per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti d’America. Dopo il termine della carriera gli diagnosticarono la cosiddetta Sindrome di Parkinson. Tutt’ora si pena che le cause dello sviluppo di questa malattia siano da ricercarsi nei numerosi colpi che Alì prese in testa senza però mai cadere.

Nella seconda metà degli anni ’80 il suo stato di salute degradò progressivamente, finché non fu costretto a spostarsi con numerosi sostegni. Ciononostante, Muhammad Alì rimase sempre impegnato in varie azioni umanitarie, difendendo sempre la pace e combattendo le azioni militari in cui erano spesso impegnati gli Stati Uniti d’America. Nel corso della sua carriera Alì prese parte al match più brutale di sempre, il cosiddetto Thrilla in Manila, dove si scontrò per la terza volta contro Joe Frazier. Muhammad Alì vinse questo terzo match dopo il ritiro di Joe Frazier. Tutt’ora molti sostengono che si tratti dell’incontro di box più brutale di sempre. A partire dal 1998 Muhammad Alì lavorò con Michael Fox alla ricerca sulla malattia di Parkinson. Inoltre ha promosso numerose campagne per incoraggiare le donazioni e promuovere un costante studio. Ebbe anche l’occasione di apparire nel mondo del wrestling: nel 1985 salì sul palco insieme a Hulk Hogan.

Probabilmente la sua per ultima apparsa televisiva avvenne nel 2012, quando il mondo lo vide durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra. Le sue condizioni al tempo erano già disastrose: il pugile, in passato uno dei più veloci, camminava lentamente e dovette essere assistito da Lonnie, sua moglie, per arrivare al centro dell’arena. Il 9 aprile del 2016 è apparso per l’ultima volta in televisione: fu durante un evento di beneficenza tenutosi a Phoenix. Anche in quest’occasione sembrò piuttosto indebolito e prossimo alla scomparsa. Il leggendario pugile scomparve il 3 giugno del 2016 a Scottsdale. Molti campioni odierni, come Vladimir Kiltschko, s’ispirano a lui e anche dopo la sua morte Cassius Clay continua a ispirare intere generazioni.

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