Emir Kusturica, regista: biografia e curiosità

Emir Kusturica è un famoso regista, musicista e sceneggiatore naturalizzato serbo. Ripercorriamo la vita e la lunga carriera di questo pluripremiato artista

Emir Kusturica nasce il 24 novembre 1954 a Sarajevo, principale città della Bosnia-Erzegovina. Anche se bosniaca musulmana, la sua famiglia ha radici ortodosse slave. Il padre Murat, come molti milioni di altri jugoslavi, aveva rinunciato alla sua fede per diventare comunista e lavorava al Ministero dell’Informazione; Emir, il suo unico figlio, denuncerà invece il comunismo per diventare regista. Al fine di allontanarlo da cattive frequentazioni, al compimento dei 18 anni, i genitori mandano Emir a studiare cinema a Praga, alla prestigiosa FAMU, la scuola dove hanno studiato Miloš Forman, Jiří Menzel o Goran Paskaljevic. Rapidamente apprezzati, i suoi primi cortometraggi lo segnalano come studente sopra la media. I professori notano in particolare “Guernica”, con il quale vince un premio al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary, e “Bar Titanic” nel quale denuncia il razzismo anti-ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla fine della scuola, quando torna a Sarajevo, capisce quanto la sua regione, i suoi ricordi d’infanzia, le sue esperienze personali siano ricchi di storie che possono diventare sceneggiature per il grande schermo. È la prima volta che realizza pienamente la potenzialità del cinema.

In questa ottica è molto importante il film “Papà … è in viaggio d’affari” (1985) con il quale Emir Kusturica denuncia le deportazioni politiche nella Jugoslavia comunista, un argomento tabù in quel dato momento storico, poco dopo la morte di Tito. Il regista ama usare gli accenti locali nei suoi lavori al fine di dare voce al pluralismo della Jugoslavia. “Ti ricordi di Dolly Bell?” (1981) è, infatti, il primo film jugoslavo girato nel dialetto bosniaco locale e non nella lingua ufficiale del Paese, ovvero il serbo-croato. Con questa opera Kusturica vince il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia. Emir ed il suo sceneggiatore hanno, a questo punto, un progetto ambizioso: realizzare una trilogia sulla città cosmopolita di Sarajevo. Il secondo episodio è proprio “Papà … è in viaggio d’affari” (1985), con il quale ottiene la Palma d’Oro a Cannes, diversi premi in patria ed una candidatura agli Oscar. Gli imprevisti riconoscimenti internazionali portano Emir in un altro mondo: lascia, quindi, incompleta la trilogia. Per calmarsi dopo la vittoria di Cannes, Emir Kusturica lascia per un po’ la macchina da presa ed inizia a suonare il basso in una band punk-rock di Sarajevo, la No Smoking Orchestra. Il gruppo è sovversivo, i testi sono corrosivi e lo stile è eclettico.

La Palma d’Oro apre ad Emir Kusturica tutte le porte del cinema. Gli vengono proposti grandi budget, mentre il regista pensa a soggetti e luoghi diversi. Ma alla fine è nel suo paese che dirige “Il tempo dei gitani” (1989), dopo aver letto alcuni articoli sugli zingari. Emir approfondisce il soggetto con un giornalista e trascorre alcuni mesi in uno dei più grandi campi nomadi d’Europa, vicino a Skopje in Macedonia. Alla fine delle riprese, il regista ceco Miloš Forman lo chiama a New York per sostituirlo alla Columbia University. È in inglese che comincia a girare il suo film successivo, “Il valzer del pesce freccia” (1993) ma, nel frattempo, la guerra infuria nei Balcani e, lontano dalla sua famiglia, Emir non può più lavorare. Le riprese si trasformano in un incubo e il film assume toni sempre più scuri. Murat, il padre di Emir Kusturica, muore per un attacco cardiaco subito dopo il saccheggio della casa di famiglia a Sarajevo. La famiglia trova, quindi, rifugio in Montenegro. Dopo questa esperienza, Emir sente che ha bisogno di tornare nel suo Paese per raccontare agli occidentali la sua vera storia. Inizia la sua opera più ambiziosa, “Underground” (1995). Sulla base di una sceneggiatura scritta da Dušan Kovačević, grande autore di teatro, disegna la storia di 50 anni del suo Paese.

Il film è altamente barocco e colorato, ma lo sfondo appare a qualcuno troppo ambiguo e filo-serbo. Sentendo che ha compiuto il suo dovere, ma anche che non è stato capito, Emir Kusturica pensa di allontanarsi dalla magia del cinema. La sua seconda Palma d’Oro resta comunque uno dei momenti più significativi della sua carriera ed aggiunge il suo nome tra i più grandi registi di tutti i tempi. Kusturica riconsidera presto la sua decisione e decide di cambiare tono, rendendo i soggetti più leggeri. In “Gatto nero, gatto bianco” (premiato al Festival di Venezia nel 1998) e “Super 8 Stories” (2001) si percepisce un nuovo ottimismo. Lo stesso che porta sul palco con la No Smoking Orchestra: il successo dei loro concerti è impressionante, dal Sud America al Giappone. Torna dietro la macchina da presa con “La vita è un miracolo” (2004), girato a Mokra Gora: qui, affascinato dalla natura, costruisce un etno-villaggio, Küstendorf, dove mira ad aprire una scuola di cinema, negozi di artigianato locale, pensioni, ristoranti. Torna a Cannes nel maggio 2005 come presidente della giuria del Festival. Lo stesso mese Emir Kusturica viene battezzato nella Chiesa ortodossa serba e prende il nome serbo cristiano Nemanja. Manifesta più volte il suo impegno politico: nel 2007, per esempio, sostiene la campagna serba “il Kosovo è Serbia”, contro l’indipendenza del Kosovo.

Emir Kusturica, regista: biografia e curiosità