Se le iraniane non posso neppure andare allo stadio

Apertura ma solo a parole: a tutt'oggi le donne sono tagliate fuori dalla vita pubblica. E non possono neppure assistere a una partita di pallavolo

Anche guardare una partita di pallavolo può essere un divertimento proibito. Succede in Iran, lo stesso Paese che ha appena firmato uno storico accordo sul nucleare con gli Stati Uniti, ma che non smette di litigare con i difensori dei diritti umani. Le donne iraniane amano lo sport e vorrebbero andare a vederlo negli stadi e nei palazzetti. Ma negli ultimi anni non ci possono andare, perché secondo i Guardiani della rivoluzione che governano il Paese la loro presenza è sconveniente, troppi muscoli e troppo sudore in mostra, troppi uomini sugli spalti.

La ministra per la famiglia Shahindokht Molaverdi aveva dichiarato ad aprile che il divieto non aveva senso e che il pubblico femminile doveva poter partecipare a tutti gli eventi sportivi. Le donne ci hanno creduto e a giugno erano convinte di poter seguire gli incontri internazionali di pallavolo della World League, un campionato internazionale che porta in Iran le migliori nazionali del mondo. Invece dentro il palazzetto c’era solo uno sparuto gruppo di ragazze che era riuscito a entrare di nascosto. Le forze di sicurezza hanno tenuto le donne alla larga dalla partita  e gruppi oltranzisti che ufficialmente non rappresentano il governo hanno distribuito volantini in cui definivano “prostitute” quelle che volevano assistere all’evento.

In Iran succede questo e anche di peggio, perché secondo gli ayatollah anche una piccola apertura può scatenare la frana. Memori delle proteste del 2009, quando un’Onda verde attraversò le strade di Teheran per contestare i risultati elettorali, i clerici al potere non hanno intenzione di tollerare il minimo cambiamento, né tantomeno le voci di dissenso. I leader della protesta di allora, Mousavi e Kharroubi, sono stati messi ai domiciliari senza neanche aver subito un processo.

Anche la moglie di Mousavi, Zahra Rahnavard (nella foto), già consigliere del presidente Khatami, è stata rinchiusa col marito. Non voleva andare a vedere una partita di pallavolo, lei, né tantomeno infrangere i divieti della Repubblica Islamica, di cui ha sostenuto la creazione ai tempi di Khomeini. Zahra si è pronunciata contro la corruzione del sistema di governo. Con suo marito, ha chiesto soltanto di essere sottoposta a giusto processo. Ma dalla sua casa prigione non è lecito fare richieste. Lei e il marito devono restare isolati, neanche i figli possono vederli. In questo modo, anche Obama può dimenticarsi di loro.

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cecilia-tosi120CECILIA TOSI
Esperta di politica internazionale, curatrice della rubrica Domina per Limes, Rivista italiana di geopolitica. Già caporedattrice del settimanale Left, collabora con numerose testate nazionali e internazionali. Qui potete leggere la sua rubrica su Limes

Se le iraniane non posso neppure andare allo stadio