Casa in comodato al figlio. A chi resta in caso di divorzio

L'abitazione della suocera resta assegnata all'ex nuora e al nipote minorenne? Risponde l'avvocato

Buongiorno avvocato,
ho dato a mio figlio, quando era scapolo,  un appartamento in comodato per uso abitativo a lui e ai suoi familiari. Adesso è separato con un figlio piccolo e sta divorziando. Non risiede più lì, ma con me. L’abitazione in questione è stata data come casa coniugale alla ex moglie e al bambino. Posso anche solo per formalità, mandare a lui e alla signora una lettera raccomandata dove revoco detto comodato (che era inteso annuale con tacito rinnovo)? Grazie. Rosanna

Per quanto concerne la disciplina sul rilascio di un immobile concesso in comodato è necessario distinguere tra comodato propriamente detto, per il quale è possibile chiedere la restituzione immediata – possibile solo in caso di bisogno urgente e imprevisto, e comodato senza determinazione di durata (art. 1810 c.c.), caratterizzato dalla mancata pattuizione di un termine e la cui richiesta di rilascio è possibile per volontà del proprietario e senza necessità di alcuna giustificazione. 

L’importanza della questione – molto frequente e della quale si è occupata più volte negli ultimi anni la Cassazione a Sezioni Unite – è resa evidente dalla natura dei contrapposti interessi coinvolti. Da un lato, l’interesse della comunità familiare (e in particolare dei figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti) alla conservazione dell’ambiente domestico; dall’altro, quello del proprietario dell’immobile – estraneo alle vicende del nucleo familiare e al giudizio di separazione o divorzio tra i coniugi – a recuperare la disponibilità dello stesso.

Già nel 2004 le Sezioni Unite della Corte affermavano che: “nell’ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o convivente con figli maggiorenni non autosufficienti, emesso nel giudizio di separazione o di divorzio, non modifica la concessione del comodato, ma determina la sua concentrazione nella persona del coniuge assegnatario, con la conseguenza che il proprietario dell’immobile è tenuto a consentire la continuazione del godimento, salva l’ipotesi di sopravvenienza di un suo urgente ed impreveduto bisogno.

Nel 2010, tuttavia, si è assistito a un cambio di rotta che sosteneva la tesi contraria secondo la quale: “il comodato a termine è caratterizzato dalla circostanza secondo la quale è solo il proprietario dell’immobile a stabilirne la sua durata, potendo richiederne la restituzione in qualsiasi momento e senza che assuma rilievo la circostanza che l’immobile sia stato adibito a casa familiare e sia stato assegnato, in sede di separazione tra i coniugi, all’affidatario dei figli”. 

La posizione appena riferita è, però, del tutto minoritaria; l’orientamento dominante, infatti, è concorde nel ritenere che la donna affidataria dei figli possa continuare a godere dell’immobile.

E, infatti, la Cassazione riafferma che: “quando un immobile viene concesso in comodato per essere destinato a casa coniugale (ciò deve, però, risultare  dall’accordo delle parti) il contratto in parola dovrà ritenersi valido fino al venir meno delle esigenze abitative del nucleo familiare”, negandosi, quindi, l’ammissibilità di una cessazione non giustificata del comodato su richiesta del proprietario. Quest’ultimo avrà la facoltà di esigerne la restituzione immediata solo in caso di sopravvenienza di un urgente e improvviso bisogno.

Le sarà, dunque, possibile riappropriarsi immediatamente dell’immobile di sua proprietà solo qualora, dinanzi a un Giudice, provi, inequivocabilmente, di avere un urgente e improvviso bisogno del medesimo. Diversamente, sua nuora e suo nipote avranno diritto di abitarvi fino al raggiungimento dell’autosufficienza economica di quest’ultimo.

 

Avv. Lorenzo Puglisi
Avvocato specializzato in diritto di famiglia e minorile

Fonte: DiLei

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