Carlo Levi, scrittore: biografia e curiosità

Carlo Levi ha svolto un ruolo importante nel mondo della pittura, della scrittura e della politica. E' stato, infatti, uno dei personaggi più noti della narrativa del Novecento

Carlo Levi è nato il 29 novembre 1902 a Torino. E’ un grandissimo scrittore e pittore, noto anche per aver svolto il ruolo di politico antifascista. Levi è stato uno degli scrittori più importanti della storia del Novecento. Il padre Ercole Raffaele e la madre Annetta Treves erano entrambi di origine ebraica. La famiglia apparteneva inoltre alla borghesia torinese. Carlo Levi, già durante la sua gioventù inizia a dedicarsi alla scrittura, dando vita a numerosi romanzi. Ha sempre nutrito una forte passione per la pittura e questo gli ha portato un’enorme notorietà nel corso della sua vita. Ha una sorella più grande di nome Luisa, neuropsichiatra infantile. Dopo aver conseguito il diploma, Carlo Levi frequenta la facoltà di medicina presso l’Università di Torino. Durante questo importante percorso di studi incontra Piero Gobetti ed inizia a collaborare con lui per la rivista La Rivoluzione liberale. In questo periodo della sua vita, Levi si imbatte in numerose personalità tra cui Luigi Enaudi, Cesare Pavese e, in seguito, incontra anche vari personaggi importanti del mondo della pittura tra cui Luigi Spazzapan e Edoardo Persico.

Negli anni venti va a Parigi dove collabora per varie opere che incitano alla rivoluzione contro il movimento fascista. Durante questa esperienza si occupa della scrittura del suo primo articolo in relazione alle sue opere pittoriche. Dopo essersi laureato in medicina, inizia a lavorare come assistente presso la medesima università. Tuttavia, lo scrittore decide di non lavorare come medico in quanto predilige il giornalismo e la pittura. E’ proprio qui che Carlo Levi fa una scelta importante nel corso della sua vita. Grazie al forte legame con Felice Casorati, Levi si avvicina sempre di più al mondo dell’arte e realizza varie opere pittoriche tra cui Ritratto del Padre e il levigato nudo di Arcadia. Quest’ultima realizzazione ha fatto anche parte del Biennale di Venezia nel 1924. Levi ha soggiornato nuovamente a Parigi dove ha continuato a dedicarsi ininterrottamente alla pittura. Grazie ad un’influenza data da un istituto parigino, l’artista si ritrova ad affrontare un vero e proprio cambiamento di stile. Nel 1928 entra a far parte del movimento pittorico dei sei pittori torinesi, al fianco dei personaggi importanti del settore di quell’epoca.

In particolare, l’artista Jessie Boswell incita Carlo Levi a partecipare a varie esposizioni in numerose città italiane ed Europee. Carlo Levi si è sempre dimostrato coerente con le sue idee ed aspettative. La pittura è sempre stata per lui un vero e proprio sinonimo di libertà e di espressione. Considerava, infatti, il regime fascista come responsabile principale di oppressione nei confronti dell’arte ufficiale. Fu proprio questo aspetto a spingere Carlo Levi nell’impegno politico. Agli inizi degli anni trenta decise di prendere parte al movimento antifascista Giustizia e Libertà, fondato da Carlo Rosselli negli anni precedenti, ma l’anno seguente fu arrestato con l’accusa di sospetta attività antifascista. L’anno successivo, a causa di una segnalazione da parte di uno scrittore fascista, Levi venne nuovamente arrestato e fu trasferito in una piccola cittadina in provincia di Matera. E’ stato proprio questo avvenimento ad aver dato vita al suo romanzo più noto, intitolato Cristo si è fermato a Eboli. Tuttavia, in seguito al successo del movimento fascista, lo scrittore tornò a vivere in Francia nel 1936 dove continuò a dedicarsi alla sua attività politica.

Verso gli inizi degli anni quaranta torna in Italia e si unisce al Partito d’azione. Nel 1945, Levi conosce Linuccia Saba della quale si innamora. Tale incontro ha dato vita ad una lunghissima storia d’amore. Durante il dopoguerra, lo scrittore continua a dedicarsi al giornalismo nel ruolo di direttore della rivista L’Italia libera. Partecipa così a vari progetti ed inchieste in ambito politico-sociale. In seguito, ha lavorato per molto tempo con il quotidiano La Stampa di Torino. Negli anni cinquanta si unisce al movimento neorealista ed espone i suoi quadri in stile realistico nel Biennale di Venezia. Dopo il grande successo ottenuto dal suo primo romanzo, Levi continua a dedicarsi alla scrittura e realizza Le parole sono pietre, incentrato sulle difficoltà della Sicilia in ambito sociale. Tra gli altri suoi romanzi di grande successo si trovano Tutto il miele è finito (1965) e L’orologio (1950). L’anno 1963 segna invece una vera e propria svolta all’interno della sua carriera in quanto lo scrittore inizia a dedicarsi assiduamente all’attività politica e viene eletto Senatore della Repubblica. Negli anni successivi viene operato due volte a causa di un distacco della retina. Nonostante la difficoltà alla vista, ha dato vita a Quaderno a cancelli. Carlo Levi si è spento il 4 gennaio 1975 a Roma.

Carlo Levi, scrittore: biografia e curiosità