Tumori: immunoterapia, il futuro delle cure oncologiche

"Conciliare costi e cure migliori", questo l'obiettivo del congresso ESMO (European Society for Medical Oncology), come ha spiegato il suo presidente, Fortunato Ciardiello

L’immunoterapia è al centro del congresso ESMO, la più grande società europea di Oncologia medica, che si tiene a Copenhagen fino all’11 ottobre. Riguardano infatti questo innovativo campo della ricerca oncologica la maggior parte degli studi presentati (quasi 3mila, 1640 accettati). Tre in particolare sono presentati nelle sessioni plenarie e che coinvolgono il melanoma e il tumore del polmone. Tutti studi in grado di modificare la pratica clinica nel futuro.

Si tratta di tre esempi che indicano come l’oncologia sia in una fase di grande sviluppo, che viaggia di pari passo con la capacità sempre migliore di diagnosticare precocemente un tumore in fase iniziale. Ma i lavori congressuali affrontano anche un altro grande tema: quello della sostenibilità economica per i sistemi sanitari nazionali europei, in questo caso, ma anche mondiali, più in generale. A fare il punto è il presidente ESMO, Fortunato Ciardiello, italiano, oncologo direttore del dipartimento universitario di internistica sperimentale e clinica alla seconda università di Napoli.

Come spiega il professor Ciardiello, il primo dei tre studi sull’immunoterapia riguarda:

una molecola che si chiama ipilimumab nella terapia adiuvante del melanoma, operato e a rischio di recidiva, in cui viene dimostrato che l’immunoterapia migliora la sopravvivenza. Un risultato importantissimo. La terapia adiuvante, per chi non lo sapesse, è fondamentale per impedire il ‘ritorno’ (la recidiva) della malattia.

Mentre le altre due ricerche presentano i risultati degli anticorpi anti-PD1 e anti-PDL1, nella terapia del tumore del polmone, che è tra i più diffusi nei Paesi occidentali. Come sottolinea l’oncologo:

In Italia parliamo di oltre 40mila nuove diagnosi ogni anno. Tutte o quasi causate dal vizio del fumo di sigaretta. Ed è ancora tra quelli più difficili da curare. Nel primo caso, vengono presentati i dati del pembrolizumab, che si dimostra superiore alla chemioterapia standard nella prima linea. Aver trovato questo marcatore di selezione molecolare, fa si che invece di sottoporre il paziente alla chemioterapia in prima linea, si passi direttamente all’immunoterapia, con un cambio di marcia straordinario nella qualità di vita del paziente. Infine viene presentato il primo grande studio che dimostra che un anticorpo anti-PDL1, che si chiama atezolizumab, è superiore alla chemioterapia nella seconda linea del tumore metastatico. Superiore alla in termini di sopravvivenza in tutti i pazienti, e maggiormente efficace nei pazienti che hanno espressione elevata di PDL1 nel tumore o nelle cellule immunitarie e mesenchimali che infiltrano il tumore.

In termini di incidenza, la situazione in Europa è simile a quella italiana. Il nostro Paese per quanto riguarda le possibilità di cura e guarigione è nella media “alta” dell’Europa, uno dei continenti in cui si riesce a curare meglio i pazienti con cancro, ovviamente considerando le differenze di prognosi e di curabilità. Mentre in tumori come quelli al pancreas o quelli cerebrali la prognosi è ancora molto negativa, in quelli del polmone – fino a ieri considerati tra i più difficili su cui intervenire – si sono fatti straordinari passi avanti. Vi sono anche altri tumori dove ormai da anni i pazienti arrivano a guarigione: pensiamo al tumore del seno nelle donne o quello della prostata negli uomini. Ma non solo. Il tumore del colon-retto, divenuto il primo tumore in Italia per incidenza (52mila nuovi casi all’anno), oggi, se viene diagnosticato per tempo, grazie ad un intervento chirurgico o a una adeguata terapia, può essere curato e si può guarire.

Il professor Ciardiello chiarisce anche l’impatto a livello di costi che hanno le cure oncologiche che sono processi complessi e costosi. Sottolineando come in alcuni Paesi tra cui l’Italia i pazienti possono avere le migliori risorse, mentre in altri come in Europa dell’Est o di recente adesione all’UE è più difficile ottenere le cure migliori:

Questo per motivi organizzativi ed economici di sistemi sanitari pubblici nuovi, che stanno avendo solo da alcuni anni un progressivo miglioramento. Il problema dei costi delle cure oncologiche e della sostenibilità è comunque un problema globale, che coinvolge l’Europa e gli Stati Uniti e tutto il mondo sviluppato. Ed è particolarmente sentito soprattutto dove esiste un sistema sanitario pubblico ‘vero’ come il nostro, e dove giustamente si deve fornire a tutti i cittadini la stessa possibilità di salute, quindi di diagnosi e di cura.

È un problema che ESMO si sta ponendo da tempo.

Stiamo infatti lavorando insieme con l’UE e con le società scientifiche dei vari paesi europei (in Italia con l’AIOM) e con le associazioni di pazienti, per costruire ‘modelli’ che siano possibili e che permettano di fornire al paziente diagnosi e terapie sempre appropriate. Non è solo un auspicio. Nonostante i problemi strutturali in Italia, noi riusciamo ad offrire uno standard terapeutico adeguato e molto alto.

L’oncologia italiana ha raggiunto standard elevatissimi anche a livello di ricerca preclinica e clinica, ed è oggi tra le migliori del mondo, nonostante i minori investimenti dello Stato nella ricerca. Ciardiello pone l’accento su quello che è l’obiettivo di ESMO:

Investire in ricerca in oncologia significa muovere il motore che porta al miglioramento della diagnosi e delle terapie. ESMO ha un gruppo di lavoro, che si è costituito quest’anno, per costruire dei ‘modelli’ che – pur molto generali perché possano essere applicabili a tutti i paesi europei (non dimentichiamoci che noi dobbiamo lavorare a livello transnazionale) – siano utili per indirizzare tutti i Paesi verso percorsi omogenei di garanzia della sostenibilità all’accesso alla diagnosi e alle cure.

E conclude:

Su questo abbiamo predisposto di recente anche uno studio sulla ‘grandezza’ del beneficio clinico delle nuove terapie, quello che in inglese si chiama ‘clinical benefit scale of cancer treatment’ in cui abbiamo sviluppato parametri precisi per definire quanto i nuovi trattamenti aggiungano beneficio clinico rispetto ai trattamenti precedenti. Questo è basato soltanto sui risultati terapeutici e non sui costi. Quello che noi cerchiamo di fare è di capire anche come rendere sostenibile l’innovazione nella diagnosi e nella terapia del cancro. Una grande sfida. La grande sfida dei prossimi anni.

Tumori: immunoterapia, il futuro delle cure oncologiche