Non spegnere il cervello più di 10 giorni – rischio atrofia e Alzheimer

L'Alzheimer è una malattia insidiosa le cui cause scatenanti non sono ancora chiare. Ma fra queste c'è sicuramente anche la sedentarietà, come svela un recente studio di neuroscienza

Il morbo di Alzheimer è sicuramente una delle malattie più discusse negli ultimi tempi; sono state sviluppate nuove tecniche di diagnosi e nuovi trattamenti, ma a tutt’oggi quella che un tempo si definiva demenza senile rimane un problema serio e invalidante per un numero sempre maggiore di soggetti, in una fascia di età che parte già dai cinquant’anni, spesso con conseguenze drammatiche sia per i malati che per i loro famigliari.

Tra i sintomi più comuni legati all’Alzheimer il primo campanello dell’allarme che spesso getta nel panico le persone è sicuramente la perdita di memoria , anche se un recente studio ha rivelato come questo sintomo possa essere contrastato con una specifica serie di accorgimenti terapeutici che comprendono la dieta, l’esercizio fisico e la qualità del sonno, oltre all’assunzione di farmaci. Ma la perdita di memoria non è l’unico sintomo del morbo, anche se sicuramente il più conosciuto e studiato.

Oltre a questo, altri sintomi tipici della malattia di Alzheimer includono un senso di disorientamento e una difficoltà sempre crescente a svolgere le attività quotidiane, che può trasformarsi nel tempo in un vero e proprio handicap fisico e mentale per il paziente. Disturbi che possono essere scambiati in un primo tempo per semplici effetti della vecchiaia ma che si rivelano in tutta la loro allarmante gravità solo sul lungo periodo. Per questo motivo è così importante una diagnosi precoce della malattia.

Il paziente affetto da Alzheimer inoltre spesso ha difficoltà con le parole, sia a livello di comunicazione verbale che scritta, e non riesce a esprimere i concetti oppure dimentica quello che stava dicendo o facendo qualche istante prima. Questa consapevolezza può a sua volta suscitare bruschi cambiamenti di umore che sono un altro sintomo purtroppo frequente dell’avanzare della malattia; scoppi di rabbia o crisi di pianto, soprattutto se al di fuori del proprio ambiente familiare o in presenza di estranei, sono un fenomeno tristemente noto per chi soffre di Alzheimer o ha un familiare afflitto dal morbo.

Di recente, tuttavia, uno studio dell’Università del Maryland comparso sul periodico scientifico ‘Frontiers in Aging Neuroscience’ ha rivelato una stretta correlazione fra il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer e quello che è uno dei grandi nemici della salute nella vita quotidiana, ossia la sedentarietà. Uno stile di vita dannoso, che è anche una delle principali cause di morte in tutto il mondo.

Gli studiosi dell’Università del Maryland hanno effettuato un esperimento su un campione di sportivi di mezza e tarda età, che avevano condotto una vita all’insegna dello sport e dell’attività fisica e anche con l’incedere degli anni non avevano rinunciato ai benefici dello sport. Per dieci giorni, è stato chiesto a questi soggetti di condurre uno stile di vita assolutamente sedentario, sottoponendo i loro cervelli a un’accurata risonanza magnetica prima e dopo il ‘ritiro’ forzato. E i risultati sono stati assolutamente sconvolgenti.

Basterebbero infatti soltanto dieci giorni – un lasso di tempo veramente breve – perché il flusso di sangue trasmesso al cervello diminuisca drasticamente; tra le zone che ricevono meno supporto di sangue, e quindi di ossigeno, c’è anche l’ippocampo, il vero centro della memoria e una delle parti del cervello umano a essere più facilmente colpita quando il paziente sviluppa il morbo di Alzheimer. Una vita sedentaria, senza esercizio fisico e con poca interazione favorirebbe quindi notevolmente il rischio di contrarre la malattia.

L’attività fisica, al contrario, manterrebbe in attività l’ippocampo consentendo un afflusso di sangue regolare e quindi svolgendo un ruolo cardine nella prevenzione. E’ l’ennesimo riscontro – come se ce ne fosse bisogno – che uno stile di vita sano e regolare non possa che giovare alla salute, e non solo delle persone anziane; chi è abituato a fare sport e trascorrere tempo all’aperto fin da giovane tenderà a conservare queste abitudini anche in età avanzata. Quindi non è mai troppo presto per dire ‘no’ alla vita sedentaria.

Fra gli altri disturbi associati alla sedentarietà ricordiamo che i più comuni e altamente nocivi sono; le malattie cardiovascolari, in primis infarto e ictus, e i disturbi del metabolismo e dell’alimentazione quali il diabete (con tutte le sue conseguenze e le malattie connesse) e l’obesità, ma anche la depressione. Questo perché la sedentarietà si accompagna spesso a un regime alimentare scorretto a una tendenza a isolarsi, creando delle vere e proprie barriere fra sé e il resto del mondo da cui diventa sempre più difficile evadere.

Ma proprio la società odierna tende paradossalmente a favorire uno stile di vita sedentario, con l’importanza sempre maggiore di strumenti come il computer e Internet e un tempo proporzionalmente maggiore da trascorrere davanti alla televisione o seduti alla scrivania. Ecco perché è consigliato anche a chi lavora per molte ore a un computer fare delle pause frequenti (generalmente ogni dieci / quindici minuti), anche solo per sgranchirsi le gambe, fare quattro chiacchiere con i colleghi e ‘staccarsi’, così, dalle insidie dello schermo.

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