Melanoma, AIFA approva la prima combinazione di terapie “su misura”

Lo studio è stato presentato al congresso ESMO. In Italia si registrano circa 14mila nuovi casi di melanoma all'anno, il 3% sul totale delle diagnosi di tumore

Un passo avanti è stato fatto nella cura del melanoma, tumore che in Italia colpisce circa 14mila nuovi casi all’anno, e raggiunge il 3% sul totale dei casi di tumore. I pazienti con diagnosi di melanoma cutaneo sono circa 130 mila. Il principale fattore di rischio è stato dimostrato essere l’esposizione ai raggi UV, che raddoppia il rischio di sviluppare un melanoma, in particolare nelle persone con fototipo chiaro.

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la prima combinazione di terapie “su misura” (terapie target), cobimetinib e vemurafenib, per il trattamento dei pazienti adulti con melanoma non operabile o metastatico, positivi alla mutazione del gene BRAF V600.

La combinazione delle due molecole ha ricevuto il via libera in Europa lo scorso novembre in base ai dati dello studio coBRIM che ha evidenziato come i pazienti con melanoma avanzato con mutazione BRAF V600 non trattati precedentemente vivano più di un anno senza peggioramento della malattia.

Come afferma il prof. Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli:

I passi in avanti nel trattamento di questa malattia registrati negli ultimi 5 anni sono senza precedenti e la combinazione delle due molecole, risultata più efficace rispetto alla monoterapia a base di vemurafenib, è una dimostrazione di come la ricerca sia in continua progressione. Questo sottolinea il ruolo fondamentale della combinazione di farmaci nell’aiutare i pazienti con melanoma a vivere più a lungo senza peggioramento.

Lo studio di fase III coBRIM ha coinvolto 495 persone e ha mostrato come i pazienti con melanoma avanzato con positività alla mutazione BRAF V600 non trattati in precedenza che venivano trattati con l’inibitore MEK cobimetinib in combinazione con vemurafenib vivevano in media un anno (12,3 mesi) senza peggioramento della malattia o morte (progression-free survival, PFS) rispetto ai 7,2 mesi con il solo vemurafenib. La percentuale oggettiva di risposta con la combinazione è stata del 70% rispetto al 50% nel braccio con vemurafenib.
Recentemente, Lancet Oncology ha pubblicato un’ulteriore analisi del coBRIM i cui risultati confermano l’efficacia, anche in termini di sopravvivenza globale (OS), della combinazione cobimetinib-vemurafenib. La mediana di OS per i pazienti trattati con questa combinazione è stata di 22.3 mesi (95% CI 20·3–non stimabile) contro i 17.4 mesi (95% CI 15·0–19·8) trattati con il solo vemurafenib1.
Cobimetinib è allo studio anche in combinazione con diversi farmaci sperimentali, tra cui un immunoterapico, oltre che nel melanoma, anche in diversi tipi di tumore come il cancro del polmone non a piccole cellule e il cancro del colon-retto.

Altro importante risultato discusso al congresso ESMO a Copenhagen riguarda la nuova cura con meno rischi contro il tumore alla prostata.

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