I microrganismi intestinali influenzano il cervello

I microrganismi intestinali sono così tanti e variegati da svolgere varie azioni sull'organismo umano nel suo intero. Ecco come è possibile

Qual è il legame tra i microorganismi intestinali e il cervello umano? A prima vista sembrerebbe che non vi sia alcuna relazione. I batteri svolgono la loro funzione, mentre il cervello è occupato di regolare le funzioni dell’organismo nel loro insieme. Tuttavia, come ben sa la maggior parte dei studiosi della fisiologia umana e una gran parte di medici, vi è una connessione ben stretta tra il lavoro dei microrganismi intestinali e il cervello. Attualmente, nel mondo della scienza vige la teoria, secondo la quale disturbi psichici come l’ansia o la depressione, e quelli neurodegenerativi, come la sclerorsi multipla, siano direttamente collegati ai livelli del microbiota intestinale. Il modo in cui i batteri comunicherebbero con il cervello per vie dirette sarebbe legato agli ormoni e ad altre sostanze chimiche che i batteri stessi sono in grado di rilasciare nel circolo sanguigno o in altri fluidi presenti nell’organismo umano, come la linfa.

Gli sviluppi della teoria e la speranza di altre ricerche in questo ambito scientifico sono state presentante al Congresso dell’European Academy of Neurology a Copenhagen. Vari rinomati dottori del campo di neuroscienze hanno mostrato come fosse evidente il collegamento tra l’intestino e il cervello, tanto che si è arrivati persino a stabilire un termine medico inesistente prima, ovvero l’asse intestino-cervello. Durante il congresso qualcuno è addirittura arrivato a battezzare l’intestino come un secondo cervello. Altri esperti del settore neurologico hanno ripreso dal passato scientifico una seconda ipotesi, secondo la quale i microrganismi intestinali avessero un grande ruolo nello sviluppo di sentimenti come il coraggio o come l’ansia, ma che potrebbero agire anche su disturbi veri e propri, come la sclerosi multipla e la depressione. Stando alle parole dei scienziati, anche l’insonnia non è da dimenticare.

Il detto “lo sento in pancia”, insomma, non sembra più soltanto un detto per indicare l’avvicinarsi di un’emozione e potrebbe avere basi scientifiche ben solide e presenti. La teoria avanzata al Congresso di Copenhagen è stata confermata dal dottor Giocanni Amodeo, responsabile della Clinica psichiatrica dell’Università di Siena. Il dottore, che già da tempo si occupa dell’asse intestino-cervello, ha spiegato che da svariati anni sono in sviluppo vari studi e più disparate teorie sul famoso micriobiota intestinale, un aggregato di tutti i batteri, virus e funghi che vivono, crescono e si riproducono nell’intestino umano. All’inizio si credeva che fosse inverosimile che tutti questi microrganismi intestinali potessero influenzare dei processi al di fuori del tratto digestivo. La scienza credeva che la loro azione fosse limitata solo e soltanto al range di presenza, da cui non potevano uscire fuori.

Come ha poi spiegato lo stesso dottore, negli ultimi anni sono stati compiuti diversi studi sui più svariati animali da laboratorio. Alcuni di essi sono stati fatti crescere assolutamente privi di germi, ad altri, invece, sono stati inseriti dei microorganismi per via artificiale. Durante lo studio è stato evidenziato come i microrganismi fossero in grado d’influenzare i comportamenti degli esseri viventi. Non solo. Dalle ricerche è emerso che il microbiota è in grado di agire sul sistema immunitario umano o animale, rafforzandolo oppure indebolendolo. La sua azione sul sistema nervoso centrale, in seguito alla quale si modificano comportamenti e abitudini dell’essere umano, deve ancora essere spiegata, ma può certamente rappresentare la base per una rivoluzione nel campo medico e degli interventi terapeutici.

In particolare, si crede che i microorganismi siano in grado d’inviare segnali al cervello tramite il nervo vago, che direttamente collega l’intestino al cervello. Un altro mezzo che collega il cervello alla pancia, è il sistema immunitario con i suoi anticorpi e messaggeri. Vi è, quindi, il sistema nervoso enterico e anche il sistema dei segnali microbici. Tuttavia, la scienza non è ancora riuscita a dimostrare tramite pratiche di laboratorio per mezzo di quale via avviene la comunicazione. In contempo si tende a precisare che il ruolo dei microrganismi può essere sia positivo che negativo. La situazione ideale la si ha nel momento in cui la concentrazione dei batteri nell’intestino è ben bilanciata, e non supera il minimo, o il massimo. Qualora, invece, la composizione superasse uno dei due estremi, potrebbero iniziare alcuni processi patologici. In tutto ciò, bisogna anche ricordare che i microorganismi interni all’organismo umano sono agonisti nei confronti di alcuni batteri nocivi.

Così, quando si ha un’infezione intestinale, per esempio, il microbiota umano aiuta il suo ospite a combattere i microrganismi infettivi. Parlando delle condizioni ottimali, i vari microrganismi dell’ospite crescono e si sviluppano insieme a lui. In un certo senso, loro si nutrono delle sostanze di cui si nutre anche la persona stessa, mantenendo l’equilibrio. Già oggi si cerca di sviluppare questo aspetto della medicina industriale inventando gli psicobiotici. Questi sono dei organismi vivi che vengono ingeriti in quantità bilanciate e che così potrebbero apportare vari benefici all’organismo umano. Con lo sviluppo di queste nuove conoscenze nasceranno anche le speranze di nuove cure per disturbi e malattie che fino alla scoperta erano considerati come incurabili.

I microrganismi intestinali influenzano il cervello