Dolcificanti: tutto quello che c’è da sapere

Guida ai più comuni sostituti dello zucchero, tra caratteristiche e controindicazioni

Basta sedersi al bancone di un bar per vedere quante persone, al posto dello zucchero, mettono nel caffè un dolcificante: in bustine, liquido, in piccole compresse. Pare infatti che, il comune zucchero bianco, sia diventato una sorta di male assoluto: responsabile dell’aumento di peso e di malattie come il diabete, sono sempre di più quelli che decidono di rinunciarvi. E di utilizzare al suo posto gli edulcoranti, con le loro calorie zero e il potere dolcificante di circa 200 volte superiore.

Di tutti i dolcificanti, il più comune è sicuramente l’aspartame, un mix di acido aspartico e fenilalanina approvato dalla Food and Drug Administration nel 1983 per le bibite gassate e, dieci anni dopo, per i prodotti da forno. Il suo sapore è simile a quello degli zuccheri naturali, e ha il potere di prolungare alcuni aromi presenti nei cibi e nelle bevande (motivo per cui viene spesso impiegato nei chewing-gum). Il suo più grande vantaggio è il non alterare la glicemia – il che lo rende perfetto per le persone diabetiche -, oltre al fatto che non provoca carie. Tuttavia, è controindicato in gravidanza e durante l’allattamento. Inoltre, l’aspartame è da tempo al centro di polemiche per la sua sospetta tossicità, causata dalla liberazione di metanolo. E, anche se altri studi smentiscono questo dato, è bene limitare il suo consumo e – soprattutto – non darlo ai bambini.

Altro dolcificante comune è la saccarina, pioniera dei dolcificanti alternativi (la sua scoperta risale al 1878). Il suo potere dolcificante può arrivare ad essere 600 volte superiore a quello dello zucchero, ma ha un retrogusto amaro-metallico che non la rende gradita a tutti. Utilizzata per bevande, succhi di frutta, marmellate e salse, non fornisce energia all’organismo e non innalza i livelli di glicemia. Ma, come l’aspartame, è anch’essa al centro di polemiche: alcune ricerche hanno dimostrato un collegamento tra un elevato consumo di saccarina e il cancro alla vescica. Tuttavia, le dosi assunte da chi la consuma paiono non essere tali da mettere in pericolo la salute.

Infine, l’Acesulfame K, che non ha il retrogusto poco gradevole della saccarina (anzi, è molto dolce) e – essendo resistente al calore – è molto impiegato soprattutto nei prodotti da forno.

Se si decide di utilizzare un dolcificante – al di là della tipologia scelta – è bene non superare le dosi giornaliere consentite, che sono di 40 mg/kg. Mantenendosi sotto questa soglia, studi scientifici hanno dimostrato la sua non tossicità e non pericolosità.

Dolcificanti: tutto quello che c’è da sapere
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