Quello che vorrei dire agli insegnanti di mio figlio

"Vi scrivo perché spesso mi trovo a invidiare il tempo che passate con lui. Perché lo vedete misurarsi con le cose difficili e meravigliarsi di fronte a una piccola scoperta"

Prima di tutto “grazie“, perché lui torna a casa con un sacco di cose da raccontare

Poi vorrei chiedervi di ascoltarlo, anche quando sembra che non abbia una cosa precisa da dire e sta cercando le parole giuste. Ascoltatelo perché, se avrete la pazienza di farlo, a modo suo saprà come farvi capire che cosa gli passa per la testa

C’è una cosa che lo rende felice, tanto. Quella cosa si chiama “immaginare“. Fatelo studiare, insegnategli come si calcola l’area di un triangolo, cos’è la fotosintesi e perché “camicia” al plurale fa “camicie” ma lasciate anche che immagini cosa vorrebbe fare da grande. Lo so, un giorno dice di voler diventare un cantante laureato in zoologia, un altro un pescatore che non mangerà mai i pescetti che prende. Lo so, lui è così. Immagina senza preoccuparsi di dover immaginare sempre la stessa cosa

C’è una cosa che, invece, non riesce a mandar giù. Quella cosa si chiama “umiliazione“. Rimproveratelo, spronatelo, mettetegli una nota sul diario ma non andate oltre. Non serve

Un’ultima cosa, piccola. Fatelo sentire speciale, anche a costo di esagerare un po’. Arriverà un momento in cui misureranno tutto quello che fa e non ci sarà più posto per le mezze cose. Adesso però è un bambino e sta provando a capire chi è, a prendere le misure del mondo, a cadere e rialzarsi senza dare nell’occhio. C’è tempo per le valutazioni oggettive, un “bravo” spalanca il cuore.

p.s. Vorrei pregarvi anche di non sgridarlo se scrive così così e fa disegni che sembrano scarabocchi. Non ve lo dice, ma ci resta male

Tutto qua (e buon lavoro)

Una mamma

Quello che vorrei dire agli insegnanti di mio figlio
Quello che vorrei dire agli insegnanti di mio figlio