Cancro, guarire è possibile. Una storia di rinascita e speranza

Barbara oggi ha 30 anni ed è madre di due bambini. A 9 anni la diagnosi di cancro, osteosarcoma di quarto grado, praticamente una condanna a morte. Ma lei ce l'ha fatta, anche grazie alla ricerca

Ricevere una diagnosi di cancro è più di un pugno nello stomaco. È come essere schiacciati da un macigno: la paura di non farcela, di affrontare cure pesanti e debilitanti. Il pensiero corre inevitabilmente a tutte quelle cose che ancora sono da fare nella vita, ai legami affettivi che con dolore forse si spezzeranno troppo presto.

Oggi per fortuna la ricerca ha fatto passi da gigante. I dati riportati dall’AIRC mostrano che ad esempio per il tumore al seno la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è passata dal 78 all’85,5 per cento. Mentre per endometrio e cervice uterina la sopravvivenza a cinque anni ha registrato una crescita costante arrivando rispettivamente al 77% e al 71%, resta invece ancora molto da fare per combattere il tumore all’ovaio. Per questo la ricerca e uno stile di vita corretto, seguendo i consigli degli oncologi, sono fondamentali per ridurre i rischi e guarire dal cancro.

Ma insieme alle cure e all’assistenza, fondamentale è anche la determinazione e la forza di volontà di chi è colpito da questa terribile malattia. Come Barbara, la sua è una storia di rinascita, che ha voluto condividere con le lettrici di DiLei, per dire a tutte che una speranza c’è sempre, che dal tumore si può guarire anche se la situazione è difficilissima.

Barbara si è ammalata da bambina. Aveva 9 anni quando giocando a pallavolo, dopo una forte pallonata le si gonfia il ginocchio. Nel giro di 10 giorni, la gamba diventa il doppio dell’altra. Il primo controllo medico tranquillizza i genitori. Lei continua a giocare, anche se il dolore persiste. Poi un giorno il gesto affettuoso del padre, che le stringe il ginocchio, la fa balzare in piedi per un dolore fortissimo. A quel punto viene fatta visitare da un pediatra che capisce subito la gravità della situazione. La radiografia dà un esito agghiacciante: osteosarcoma di quarto grado. Praticamente una condanna a morte per l’epoca.

Contro ogni pronostico, Barbara è sopravvissuta al cancro. Oggi ha 30 anni. Nel 2012 ha sposato Andrea dal quale ha avuto due splendidi bambini, Leonardo e Tommaso. Da due anni è testimonial di AIRC.

Quando ti è stato diagnosticato il cancro, un osteosarcoma di quarto grado, avevi 9 anni, eri consapevole della gravità della malattia?

Ero piccola ma sapevo esattamente cosa avevo e l’ho saputo durante tutta la chemioterapia, me lo avevano spiegato e io mi sono fidata dei miei genitori e dei medici.

Nel 1996 hai subito un’operazione importante che poteva concludersi con l’amputazione della gamba, che cosa ti ha dato coraggio in quel momento?

Dopo l’operazione il mio primo ricordo al risveglio è la voce di mio padre che mi dice che la gamba non è stata amputata. Ho alzato il lenzuolo e quando ho visto la gamba ho fatto un sospiro di sollievo… Non so dire esattamente dove ho trovato il coraggio, probabilmente nell’affetto di tutte le persone che erano lì con me.

Quale è stata la tua reazione quando hai saputo dell’esito positivo dell’intervento?

Ero sollevata, prima dell’operazione avevo molta paura. Ma quando ho visto gli occhi dei miei genitori dopo l’intervento erano pieni di gioia ed emozione, se ci penso ancora mi commuovo.

La tua infanzia è stata segnata dalla malattia, che ricordo hai di quel periodo. E che cosa ti ha aiutato a superare le prove e i momenti più difficili?

Sono stata una bambina fortunata, la mia famiglia è sempre stata al mio fianco e i medici che mi hanno seguita sono diventati la mia seconda famiglia. Grazie a tutti loro sono riuscita a superare la malattia.

Oggi, che sei guarita dal cancro, che cosa significa per te essere al fianco di Airc?

Sono orgogliosa di essere al fianco di AIRC, lo scopo della mia vita è promuovere la ricerca, voglio insegnare ai miei figli che quello che ho passato io non è un male incurabile, che ci sono delle persone fantastiche che ogni giorno si adoperano per questo e che studiano per trovare nuove cure, sono i medici e i ricercatori. Per questo io sto con loro e dobbiamo continuare ad aiutarli.

La tua esistenza è un esempio di speranza per le persone che stanno lottando contro il cancro, quale consiglio vuoi dare a loro per affrontare la malattia?

Non dovete arrendervi, la ricerca fa ogni giorno passi avanti, quando mi sono ammalata io 20 anni fa non c’era una conoscenza così approfondita sui tumori, oggi invece si sa molto di più e ci sono cure sempre più efficaci.

Cosa ha significato per te diventare mamma dopo il tumore?

È stata la gioia più grande, Leonardo e Tommaso sono la mia vita. E per la seconda volta ho avuto la prova che, a differenza di quello che mi dicevano, nulla è impossibile!

Cancro, guarire è possibile. Una storia di rinascita e speranza